Laboratori pedagogici teatrali – livello 1

I primi livelli annuali sono composti di 3 trimestri di 12 incontri ciascuno.
È previsto un colloquio conoscitivo con ogni allievo, in presenza di almeno uno dei genitori se minore.


Premessa

Teatro e Pedagogia

Il Teatro è un rito sociale regolato da meccanismi bio-antropologici, un vero e proprio laboratorio antropologico, (Prof. C. Rivoltella) nonché un mezzo di educazione per il fatto che fa appello all’individuo intero, alla sua profonda umanità, alla sua coscienza dei valori, alla sua più immediata e spontanea socialità. (Prof. G. Oliva)
Il teatro e l’educazione sono due realtà che possiedono finalità comuni: da un lato la pedagogia pone al centro la persona che si esprime, dall’altro il teatro persegue lo stesso obiettivo attraverso attività che stimolano lo sviluppo della creatività e la comunicazione.
Si può parlare di Educazione alla Teatralità come vera e propria strategia educativa dove la persona si forma attraverso l’esperienza e la scoperta del sé. Ed è sulla base di principi pedagogici come quello “delle opzioni”, “dell’auto-orientamento” e “della auto-valutazione critica”, che ho pensato ad un laboratorio che sia apprendimento di tutti e di ciascuno, attraverso un percorso individualizzante e personalizzante finalizzato alla scoperta dei propri personali talenti, limiti e attitudini, utilizzando la “strategia del rinforzo” (Prof. V. Garcia Hoz) supportata dall’utilizzo di tecniche teatrali.

Al centro della pedagogia teatrale c’è l’attore, mediatore culturale, educatore etico che contribuisce ad attivare il pensiero critico nell’altro che lo ascolta. (Prof. F. Saponaro)
L’aula si accosta alla scena attraverso tre specifici campi di azione ed interazione: la collaborazione, la ricerca e infine la sperimentazione, grazie ai quali si “rivela” una verità che si fa “scena”.

L’obiettivo è quello di creare un gruppo di persone che: collabori conservando la separatezza e la propria unicità senza dissolverla nella fusione dell’uniformità; che ricerchi tutto ciò che è dentro ciascuno e ciò che è fuori grazie agli stimoli emozionali e del sapere che proverranno dall’esterno; sperimenti le proprie potenzialità attraverso dinamiche di condivisione. Essere attori della propria vita vuol dire essere consapevoli del proprio io e delle scelte che muovono la nostra esistenza in una certa direzione, favorendo appunto enazioni, cioè azioni consapevoli, di inclusione, fondamentali per qualsiasi tipo di relazione sociale. (I.M. Young)

E ciò è possibile solo “vivendo insieme”, condividendo un comune spazio fisico ed esperienziale che diverrà il luogo di incontro e scambio. Questo spazio sarà il palcoscenico: luogo della sperimentazione, della verità simulata e creativa, del gioco, della comunicazione, del superamento dei limiti, della scoperta di nuove prospettive, luogo dell’oltre, della costruzione partecipata delle regole, delle narrazioni, dei modelli comportamentali e degli atteggiamenti che sottendono il nostro vivere insieme.

LABORATORIO PER ADULTI
“La Persona e la Maschera”
Età: dai 16 in su
 Max. 25 partecipanti

Testi di riferimento:
“Nuovo manuale minimo dell’attore” di D. Fo e F. Rame;
“Le maschere italiane” di N. Fano;
“Aulularia” e “Anfitrione” di Plauto;
“Le furberie di Scapino” e “L’Avaro” di Molière
“Uno nessuno e centomila” di L. Pirandello

Il termine persona indica la singolarità di ogni individuo, e proviene del latino persōna, e la sua radice probabilmente dall’etrusco phersu (‘maschera dell’attore’, ‘personaggio’). Il limite dunque fra persona e personaggio è davvero sottile, un accostamento che spesso è mescolanza proporzionale fra ciò che è finito e ciò che è infinito, (Platone), fra ciò che è materia e ciò che è anima, fra ciò che è tattile e ciò che è teatrale, fra ciò che è rappresentazione e ciò che è esposizione, fra ciò che è realtà e ciò che è simulacro.
“Tutto ciò che è profondo ama la maschera” (F. Nietzsche), ed è proprio nel profondo del nostro io che arriveremo, per conoscerci e conoscere l’altro. La maschera del personaggio quanto rivela di noi stessi? Quanto la maschera ci cambia? La persona si nasconde o si rivela con la maschera? Ne è vittima o la strumentalizza? Quesiti a cui proveremo a dare riposta, grazie alle molteplici esperienze artistiche ed emotive, formative e intellettive che faremo sulle tavole.
Il percorso che ho progettato per gli allievi sarà “interattivo” ed “itinerante” e attraverserà le realtà confinanti dell’io, con:

Training teatrali (struttura-immagine-organizzazione)
Role-game
Social Dreaming
Emotività del corpo sapiente
Embodied Cognition, ecc.

e della maschera simbolo di spontaneità espressiva primordiale che nasconde e rivela, a partire dallo studio delle maschere fisse di Plauto, ai personaggi della Commedia dell’Arte fino agli archetipi di Molière, e a quelle identitarie di Pirandello, con:

Le tecniche della pantomima
Il teatro di circostanza
Improvvisazione
Drammaturgia performativa
La morfologia animale e istintuale delle maschere, ecc.

LABORATORIO PER BAMBINI
“Giocando il teatro”
Età: dai 7 anni in su 
Max. 20 partecipanti
Testi di riferimento:
“Le avventure di Pinocchio – storia di un burattino”, di Collodi

Il gioco è un bisogno antropologico, auto-rappresentativo e mediale, che dà soddisfazione e realizzazione indipendentemente da chi ci sta avanti, da chi ci guarda. (Prof. C. Rivoltella). Questa la magia del gioco teatrale percepito dai più piccoli. Il teatro diventa il luogo della sperimentazione dove si impara a “giocare” con il proprio corpo, la propria voce, le emozioni, insieme agli altri attraverso continui input che stimolano lo sviluppo della fantasia, della creatività e della propensione comunicativa, spesso acerba o al contrario smodata nei più piccoli.
Il gioco simbolico per i bambini è reiterazione di ciò che ha provocato forte impressione emotiva, la ripetizione ludica mette in moto inconsciamente nel bambino la possibilità di superare una qualsiasi situazione frustrante o dolorosa. (Freud). Educare i bimbi al teatro e con il teatro vuol dire aiutarli a portare fuori e dare forma alle proprie emozioni, ma anche offrire loro gli strumenti adatti a superare con piacere e senza stress le proprie difficoltà, per lo più emotive e relazionali.
Ho pensato ad un laboratorio che fosse apprendimento e divertimento al contempo, dove la messa in scena passa in secondo piano, in quanto è nella quotidianità non spettacolare che si costruisce il vero apprendimento. “Insegnare è aiutare il gioco a svilupparsi” (J. Lecoq)

I risultati attesi saranno:

Educare all’ascolto
Attraverso training teatrali ludici favorire la collaborazione e la solidarietà
Educare al bello, allenando alla creatività
Creare un clima di apertura e serenità per evitare inibizioni dovuti alla critica
Far comprendere ai piccoli che i momenti di frustrazione o disagio, sono superabili senza doversene vergognare
Dare spazio all’arte, alla musica, al movimento, alla voce, all’incanto del teatro
Tenere vivo il gioco su se stessi attraverso la rappresentazione.
Favorire l’accrescimento positivo della personalità del bambino, aiutandolo a cogliere le proprie risorse positive

Far si che il gioco dell’esplorazione di se stessi e degli altri in un ambiente protetto e libero, diventi propedeutico per la “costruzione” di una realtà che non obbedisca al disincanto della verità del mondo in cui viviamo, ma che lo meravigli nello stupore del gioco, delle fiabe e della magia incantevole dell’arte.

Le Avventure di Pinocchio
STORIA DI UN BURATTINO

Narrazione romantica e reale, permeata di fantasia e verità con un chiaro intento morale, questo lo stile del racconto su Pinocchio, il burattino discolo dal cuore tenero.
Credo fermamente nel valore pedagogico di questo testo che ho scelto come riferimento letterario per la prima edizione del LaboTeatro “Giocando il Teatro” per bambini dai 7 anni in su.

Ascolto empatico e conoscenza e fiducia reciproca
Percezione, coordinazione ed equilibrio del corpo nello spazio
Divertimento e liberazione delle energie in eccesso
Rilassamento, concentrazione e memoria
Introiezione di turni e regole

Sviluppo dell’immaginazione e della creatività
“Lettura viva”
Sperimentazione di diversi ruoli per superare l’egocentrismo infantile
Rafforzare l’autostima e favorire il processo di costruzione dell’identità

‘Finalmente Pinocchio cessa d’essere un burattino e diventa un ragazzo vero’

Martina Zaccaro – Biografia
(Napoli, 1985), autrice, attrice e regista, frequenta il Master di I Livello in “Teatro, pedagogia e didattica. Metodi, tecniche e pratiche delle arti sceniche” all’Università degli studi “Suor Orsola Benincasa”. Laureata in “Relazioni Internazionali e diplomatiche” all’Università degli studi di Napoli “L’Orientale” con una tesi in Economia dei Beni e delle Attività Culturali sugli incentivi al Teatro in Italia, ricercatrice in Pedagogia e Scienze della formazione. Calca il palcoscenico per la prima volta a 17 anni, e dopo numerosi laboratori, seminari e workshop in teatro e cinema, comincia a rielaborare e riadattare grandi opere e a portarle in scena; drammaturg di numerosi testi teatrali fra cui “’A bisbetica” da “La bisbetica domata” di W. Shakespeare, “Il povero Piero”, dall’omonima opera di A. Campanile, “La Lupa” interamente riscritta e tratta dall’omonima novella di G. Verga, “Zingari-atto secondo” da “Zingari” di R. Viviani, l’anno scorso il debutto con la sua prima scrittura “Gioia – per grazia ricevuta”, (2016) a cui viene assegnato il patrocinio del Comune di Napoli per i temi sociali trattati. Altri i testi inediti che attendono di essere messi in scena: “Lucciole”, “La banda dei fenicotteri rosa”, e “Lady Hamilton”, ispirato alla storia vera di Emma Lyon Hamilton, amante dell’ammiraglio Horatio Nelson. Scrittrice di sonetti, poesie e racconti brevi come “Apriti Cielo”, sul tema dell’inclusione interculturale, dalla frontiera geografica a quella educativa.